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ATTERRAGGIO SU MARTE
Una cava-discarica abbandonata in Sardegna diventa un luogo in cui immergersi nel silenzio in equilibrio tra ecologia e ambiente. Il colore della pietra, il silenzio assordante dell’aria, la luce accecante del cielo. Sembra davvero di essere su Marte. 
Prima era una cava di arenaria. Poi, dopo essere stata abbandonata, si è trasformata in una discarica. Due giovani architetti sardi, Alberto Loche e Pierpaolo Perra, l’hanno trasformata in un’opera d’arte, con un progetto di riqualificazione ambientale, orientato a sottolineare l’impronta fortemente ecologica dell’intervento, che è durato dieci lunghi anni. 

È il Parco dei Suoni di Riola, in provincia di Oristano, nel centro ovest della Sardegna, a pochi metri dal mare. L’estate scorsa ha ospitato la rassegna jazz  Musiche nel Sinis e alcune proiezioni dell’Asuni film festival.
Un luogo dedicato al suono e al silenzio, alla musica e al rumore del vento.
Un intervento totalmente sostenibile non solo per l’impiego di materiali naturali, quanto per la genesi dell’idea, per la volontà di non mandare perduto un luogo pieno di forza espressiva, così inserito nell’ambiente con una carica di significato ecologico e umano da catturare, mantenere e tramandare.

Il luogo sembra un canyon naturale, invece è nato da anni e anni di scavi. I solchi nella pietra sembrano i graffi di uno scultore pazzo e gigante. Invece è stato il lavoro dell’uomo, che a nulla di artistico probabilmente pensava mentre scavava. Per questo motivo, per sottolineare come il segno umano sul territorio, anche se originato da altri obiettivi, non sempre porti danno, viene naturale regalare al Parco dei Suoni la palma di paesaggio architettonico “perfetto”.

La perfezione di un luogo architettonico nasce dalla capacità di essere efficace con la presenza minima di intervento. Togliere il più possibile non è da tutti. O non aggiungere, è molto difficile. 
Questi due giovani architetti hanno applicato la lezione di Mies van der Rohe* adattandola a una realtà preesistente, la cava, senza farsi tentare dal lasciare tracce proprie troppo evidenti. Tracce che comunque ci sono e si sentono, nei porticati in pietra attorno alla pareti della cava, e che lo rendono un luogo “voluto" così e non casuale.

La sostenibilità del tutto sta nella leggerezza del disegno, oltre che nell’uso ovviamente di sola pietra e alluminio, materiali naturali e riciclabili, per le parti costruite. Una riqualificazione ambientale che si inserisca infatti nel territorio con il dovuto rispetto, ha tra i suoi dictat l’attenzione all’ambiente e all’ecologia dei materiali, ma anche e soprattutto alla qualità dell’intervento e alla necessità dello stesso
Il Parco dei Suoni era un luogo necessario, per dimostrare come ogni angolo del nostro territorio ha la dignità di esprimere significato, e che questo è già insito nelle sue pietre e nei suoi anfratti. La mano del progettista deve servire solo a valorizzarne la voce. Che in questo caso è il silenzio.

(Il “Parco dei Suoni" è uno dei progetti vincitori della prima edizione del Premio del Paesaggio della Regione Sardegna, ed è risultato tra i dieci progetti indicati dal Ministero per i beni e le attività culturali – Direzione per la qualità e la tutela del paesaggio- per la candidatura italiana al Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa). 

*Mies van der Rohe: architetto e designer tedesco (1886-1969) 
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Dalla chiocciola al green building


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