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MADRE TERRA
Il progetto italiano di un'architettura sostenibile in terra cruda ospita oggi un importante centro culturale nel Burkina Faso dedicato alle donne e alla loro assistenza. Un modello semplice e ripetibile ovunque nei Paesi in via di sviluppo. Si chiama "Centre pour le bien-etre des femmes et la prévention des mutilations génitales féminines GISELE KAMBOU” e è a Ouagadougou, nel Burkina Faso.
E’ stato commissionato dall’ONG AIDOS (Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo) e da alcune organizzazioni locali partners, al FAREStudio dell’arch. Riccardo Vannucci perché creasse un prototipo di casa ecologica, anche se destinata a un servizio pubblico, che fosse facilmente e velocemente realizzabile con i materiali reperibili sul posto, in luoghi dove normalmente non c’è nulla oltre alla terra dove si cammina.
La costruzione del “Centro per il benessere della donna e la prevenzione delle mutilazioni genitali femminili” era una necessità urgente, e non ci si poteva permettere che prendesse troppo tempo e risorse per diventare una realtà operativa.

Il progetto, ispirato a un'ecologia essenziale, sembra semplice ma in realtà è articolato, completo e complesso, nel senso che raccoglie in sé una completezza di funzioni e di accorgimenti che lo rendono un esempio efficace e affatto sommario di architettura sostenibile autosufficiente e rispettosa dell’ambiente.

Il CBF fornisce prestazioni sanitarie, assistenza psicologica e consulenze legali, e interagisce con la comunità attraverso sessioni di formazione, informazione e sensibilizzazione su salute sessuale e diritti delle donne. Ha dunque bisogno di una definizione degli spazi che consenta contemporaneamente lo svolgimento di funzioni diverse: ogni elemento è stato pensato separato degli altri, così da permettere diverse distribuzioni dell’edificio e ulteriori ampliamenti successivi.

In questo caso le attività sono separate in due edifici: il Centro Formazione, e il Consultorio riservato alle prestazioni strettamente sanitarie. Entrambi sono rialzati per ragioni igieniche, di ecologia e simboliche, su una piattaforma di calcestruzzo armato, e protetti da un leggero velario impermeabile in PVC riciclabile sostenuto da una struttura metallica sorretta da pilastri ad albero.
I volumi che ospitano i locali sono svincolati dalla struttura e disposti liberamente sulla piattaforma, mentre le pareti sono costruite in mattoni crudi impastati con terra, cemento e acqua, asciugati al sole e montati a secco. Questo consente una grande libertà nella definizione della pianta dell’edificio, che può cambiare a seconda delle esigenze dell’ambiente culturale in cui si cala.

I muri esterni sono privi di aperture, intonacati e verniciati.
Lo slogan dell’ONG, “J’ai des droits” (io ho dei diritti) , dipinta in varie lingue sulle pareti colorate, ribadisce l’impegno sociale del Centro.
Le aperture, dotate di lamelle orientabili vetrate, favoriscono il riciclo interno dell’aria. 
Il CBF è inoltre completamente autonomo dal punto di vista energetico: un pozzo con cisterna e pompa solare e un generatore a pannelli solari ne consentono il funzionamento, garantendo nel complesso un perfetto comportamento da “casa ecologica”, ossia indipendente da ogni tipo di impianto.

La costruzione è stata realizzata in quindici mesi da un’impresa locale sotto la supervisione diretta di FAREStudio. La sostenibilità del progetto è anche nel fatto di essere stato pensato proprio per poter essere costruito in qualunque sito, adattandosi alle tecnologie e ai materiali disponibili in loco: questo gli permetterà di essere riproposto in tutte quelle realtà del “sud” del mondo in cui la convivenza di servizi diversi, sanitari e non, avrà bisogno di un luogo accogliente, dignitoso, e immediatamente riconoscibile, pur in ambienti culturali totalmente diversi.

per approfondimenti:
www.farestudio.it
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Dalla chiocciola al green building


Architettura Sostenibile


di Isabella Goldmann
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