var _iub = _iub || {}; _iub.cons_instructions = _iub.cons_instructions || []; _iub.cons_instructions.push(["init", {api_key: "QLmdduIqe1Dwsbtue8Gt6WLL8DXNBsbI"}]);

il primo magazine sulla sostenibilità applicata

VIVI, E LASCIA VIVERE
Dagli anni Novanta a oggi, numerose battaglie si sono combattute per la difesa dei diritti umani. Eppure, non sono solo le persone a essere a continuo rischio di sfruttamento, maltrattamenti e ingiusta carcerazione. Gli animali infatti subiscono a milioni trattamenti "bestiali" soprattutto per effetto di vivisezione per sperimentazioni di indimostrata validità scientifica. Vivi e...lascia morire insomma. In verità, è la legge che finora obbliga la sperimentazione su animali per la produzione di ogni nuovo farmaco destinato all'uomo, ma purtroppo la si usa estesamente anche per la produzione di beni di largo consumo (detersivi, prodotti per l'igiene e la cosmetica, mangimi)non indispensabili e che comunque non giustificano questa procedura.

Erroneamente, ancora oggi si pensa alla vivisezione solo come alla pratica che implica il sezionamento da vivo di un essere animale, ma é più corretto - a detta degli stessi vivisettori- comprendere con questo termine ogni tipo di ricerca effettuata sugli animali. E’ così che sono stati coniati alcuni sinonimi come “sperimentazione animale” o ancora “ricerca in vivo” sperando, in questo modo, di edulcorare quella che in realtà é una sorta di tortura subita da esseri che provano dolore, paura e molte altre emozioni che comunemente proviamo anche noi esseri umani. E’ ovvio, ma necessario, rimarcare che esistono ricerche in cui, anche se l’animale non viene letteralmente “vivisezionato”, accusa comunque un grado di sofferenza elevatissimo.

I movimenti antivivisezionisti e parecchi scienziati (per tutti l’oncologo Veronesi) sono convinti che questi esperimenti siano sostanzialmente inutili e servano solamente alle case farmaceutiche per pararsi le spalle qualora si verificassero gravi problemi sulla resa di un medicinale. Possono infatti difendersi dimostrando la validità dei test effettuati su scimmie, topi, gatti e quant'altro. Scegliendo opportunamente la specie animale, si potrà anche dimostrare un risultato o il suo contrario a seconda degli obiettivi della committenza. Del resto, numerosi farmaci che hanno avuto successo sulle cavie da laboratorio si siano rivelati poi nocivi per gli esseri umani (tenendo conto che differenze sostanziali si registrano tra uomo e donna, come dimostra la medicina di genere, figuriamoci tra specie diverse).

Spesso la vivisezione, sostengono gli animalisti, è un modo per "far carriera pubblicando articoli su prestigiose riviste scientifiche, o per giustificare finanziamenti pubblici o ancora per battere la concorrenza di altre aziende.

Nel nostro Paese l’attenzione mediatica su questo tema si è riaccesa a seguito dell’arrivo di 900 macachi provenienti dalla Cina e destinati alla vivisezione nello stabilimento della multinazionale statunitense Harlan a Correzzana (Milano) che ha provocato l’esposto alla procura e ai carabinieri del Nas e un’interrogazione al ministro della Salute da parte dell’ex ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla. La denuncia e i blitz degli animalisti hanno convinto i vertici della Harlan a fermare il traffico di scimmie e a cercare una sistemazione per quelle già acquisite.

Una battaglia ancora più dura è quella contro gli stabilimenti di Green Hill, azienda di Montichiari (Brescia) che alleva cani beagle destinati (250 ogni mese) ai tavoli operatori della vivisezione. Sul sito fermaregreenhill.net è documentata dettagliatamente la storia di questa lunga e dura contesa. Tra i clienti di Green Hill ci sono laboratori universitari, aziende farmaceutiche e centri di sperimentazione come l’Huntingdon Life Sciences in Inghilterra, il laboratorio più grande in Europa”. Da alcuni anni Green Hill è stata acquisita da un’azienda americana, la Marshall Farm Inc., con allevamenti canini sparsi in un po’ tutto il mondo. Il sito di Montichiari pare essere destinato a diventare il più importante d’Europa arrivando a ospitare 5000 cani.
I cani beagle, perché soprattutto di questa razza si tratta, hanno qualità intrinseche che possono rivelarsi una condanna a morte. Intanto, sono della taglia ideale, sia come dimensioni che come peso, per essere maneggiati e costretti facilmente in gabbie o in altri strumenti di ritenzione. Dopodiché le caratteristiche fisiche ne fanno un cane molto resistente, in grado di sopportare ripetuti trattamenti che stenderebbero al primo colpo animali di altre razze e questo è vantaggioso per chi ragiona in termini di profitto sulla loro pelle. Hanno una soglia del dolore mediamente più alta e alcune particolarità fisiologiche (per esempio nell’apparato cardiocircolatorio) li rendono adatti alla sperimentazione dedicata alla ricerca medica umana. Ma anche il carattere è una caratteristica fondamentale. Ciò che rende questo cane così simpatico ai nostri occhi e in particolare a quelli dei bambini, ne decreta anche la condanna. Il beagle, infatti, è socievole, docile e tenero anche con chi lo tratta male, è incapace di infliggere il più piccolo morso nemmeno a chi gli riserva le peggiori sevizie.

Grazie al lavoro di documentazione degli antivivisezionisti, si sa chi sono i clienti di Green Hill. Fra quelli con basi italiane: Sigma Tau, Bayer, Glaxo, Wyeth, Università di Bari, Cell Therapeutics, Nerviano Medical Science. Fra quelli stranieri: Novartis, Pfizer, sanofi, Bayer, Roche, Boehringer Ingelheim, Solvay Pharma, Huntingdon Research Centre.

Tra le aziende che si servono delle tecniche di vivisezione oltre alle farmaceutiche (che, in attesa di una diversa legislazione operano all’interno delle norme a fini scientifico-sanitari) si sono segnalate sino a tempi recenti aziende che ricorrono alla vivisezione per la produzione di beni di altro tipo, legati alla cura del corpo più che alla sua salute, come Unilever, Philip Morris già fa Bic Gillette, Johnson&Johnson, L’Oreal, Procter&Gamble tra le tante.

La Lav e le altre associazioni ambientaliste e animaliste che recentemente si sono unite dando vita a una federazione, chiedono a tale proposito un iter breve di modifica della legislazione esistente. Ora, davanti alla malattia il confine tra lecito e illecito (sia pure dal punto di vista della sensibilità umana e non solo della normativa) è forse più difficile da tracciare. Chi davanti alla possibilità di cura propria o di una persona cara non sarebbe più incline a cercare anche il conforto della sperimentazione animale? Quando però si tratta di cosmetica o di pellicce il discorso cambia. In ogni caso l’articolo 14 (che consentirebbe per esempio di chiudere strutture come Green Hill) è passato alla Camera e adesso arriverà in Senato. Nell’attesa alcune regioni hanno preso provvedimenti per il territorio di loro competenza o stanno prendendoli: entro maggio sarà approvato il progetto di legge con cui si vieterà l'allevamento di cani, gatti e primati non umani per fini di sperimentazione su tutto il territorio lombardo.

Dopo aver ottenuto l'unanimità nel Consiglio regionale, è entrata in vigore in Friuli Venezia Giulia la legge contro la vivisezione. La norma impegna la Regione Friuli Venezia Giulia a sostenere e promuovere la diffusione di metodologie sperimentali innovative che non prevedano l'uso di animali vivi, con appositi accordi con università e istituti scientifici, a cui verranno erogati finanziamenti per la realizzazione di tali interventi. Verrà inoltre istituito un Comitato etico regionale per la sperimentazione animale, nel quale sarà garantita la presenza di rappresentanti dei veterinari e delle associazioni di protezione animale. San Marino, prima nazione a farlo, ha abolito la vivisezione nel 2008.

«Non sono contrario al progresso della scienza in quanto tale, al contrario, guardo con ammirazione allo spirito scientifico dell'Occidente e se questa ammirazione ha delle riserve è perché lo scienziato dell'Occidente non ha alcun riguardo per le creature più umili di Dio: io aborrisco la vivisezione con tutta l'anima. Detesto l'imperdonabile massacro nel nome della scienza e della cosiddetta umanità e considero tutte le scoperte scientifiche che si macchiano di sangue prive di valore. E credo con chiarezza che spunterà un giorno in cui lo scienziato onesto dell'Occidente porrà dei limiti ai metodi attuali di perseguimento della conoscenza. Verranno approntate misure che terranno conto non solamente della famiglia umana, ma di ogni creatura vivente».

Questo era il pensiero di Gandhi e la scienza occidentale pare cominci a condividerlo.
0
0
0
s2sdefault

Dalla chiocciola al green building


Architettura Sostenibile


di Isabella Goldmann
e Antonella Cicalò

Un libro a cura di

MeglioPossibile


per conoscere e riconoscere l'architettura del futuro

Edizioni FAG Milano

vai ai dettagli