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PROGETTARE È UNA GIOIA, MA ANCHE UN IMPEGNO
Pubblichiamo il testo della lezione tenuta dall'architetto Cini Boeri al Maxxi di Roma il 9 maggio 2012. Oggi è la giornata nazionale dedicata alla memoria delle vittime del terrorismo e vorrei iniziare questo intervento esprimendo una mia forte convinzione che è anche il motivo per cui ho scelto il titolo "Progettare è una gioia ma anche un impegno".

Penso fermamente che, nella società in cui viviamo oggi, il ruolo dell'architetto debba comprendere qualche valore più importante del semplice progetto, e che sia più complesso della semplice esecuzione corretta di un certo progetto per un certo cliente.

Io credo che l'architetto dovrebbe essere in grado di relazionarsi alla società nella quale vive, o meglio, alla società nella quale vorrebbe vivere: dovrebbe essere cosciente della politica, dell'economia e dell'ambiente e dello spazio in cui opera, essere sicuro delle proprie scelte in armonia con esse.

La mia storia professionale ha, più o meno, cinquant'anni di vita.
Ho lavorato molto, ho ricevuto molte differenti committenze, private più che pubbliche.
Non mi sono mai preoccupata di essere una donna, anziché un uomo.
Non quando disegnavo, né durante la realizzazione dei miei progetti, né durante il rapporto con i clienti e da professionista ho cercato di creare il meglio, sempre con grande entusiasmo e il più professionalmente possibile.

Ernesto Nathan Rogers, maestro mio e di molti architetti della mia generazione, scrisse un importante concetto:

«La personalità individuale non ci interessa tanto, ci preoccupa assai più la personalità dell'opera. Poco ci importa che si dica di un edificio 'è del tale' o 'del talaltro' se il monumento non comunica la propria anima. Una casa ha da essere prima di tutto casa, e meno interessa che sia 'mia' o 'tua'. Un artista, quando sia veramente tale, lascia sempre traccia di se stesso nel suo lavoro, e questo segno, crediamo, è tanto più profondo quanto meno l'artista si è preoccupato di incidervelo. Questo principio che informa i nostri progetti costa a ognuno il sacrificio della propria ambizione, ma il personalismo a oltranza, oltre a essere malcelato egoismo, è cifra o bizzarria e danneggia, attraverso la logica e l'estetica offese, la società. L'opera d'arte sarà originale, non quando l'artista vi avrà messo a capriccio il proprio sigillo, superficialmente ornativo, ma quando il chiaro equilibrio dell'organismo ne esprimerà l'intima essenza e la novità del concetto interpretativo».

Nel nostro tempo, alcuni nomi importanti hanno confermato, attraverso i loro lavori, questi concetti: sto parlando di Le Courbusier, Mies e Louis Kahn. Pochi, ma importanti.
Oggi il mondo è pieno di architetti, di diverso tipo.
Qualche volta sono auto-referenziati, lavorano per loro stessi, amano sé stessi, si compiacciono del proprio lavoro e lo presentano con sicurezza ed orgoglio al mondo intero.
Spesso sono chiamati "archistar", ma secondo me sono solo "star", talvolta senza la componente dell'architettura.

Voglio dire : se l'architettura è una scienza che dovrebbe prendersi cura dell'umanità, che dovrebbe dare il suo contributo al miglioraramento della vita umana, che dovrebbe aiutare il progresso culturale, forse essi possono essere definiti artisti, più o meno grandi, ma artisti, non architetti, quindi solo "star".

E il mercato dell'arte è bene che li consideri suoi rappresentanti.
Vorrei pensare che un architetto dovrebbe essere, o sarebbe molto bello che fosse, anche un artista.
Alcuni dei nostri contemporanei sono anche artisti e in questo caso sono correttamente considerati "archistar".

La mia esperienza è soprattutto riferita a singoli abitanti che mi hanno chiesto di costruire la loro casa.
E non è poco!
La loro casa significa il loro rifugio, la loro sicurezza, i loro affetti, il loro socializzare, il loro riposo e la loro capacità di riflessione.
Può voler dire anche i loro sogni, i loro desideri.
Ed a tutto ciò noi architetti dovremmo dare forma.

È mia convinzione che il cliente vada ascoltato, capito, interpretato.
Tollerando il suo modo di pensare, che può essere opposto al nostro, si può ugualmente non subirlo passivamente ma condurre il cliente con noi in un ragionamento progressivamente progressista, suggerendogli nuove idee che possano migliorare il suo modo di vivere, le sue relazioni con gli altri, la sua cultura.
È presuntuoso tutto ciò? Spero di no.

L'architettura interna dà forma agli spazi per favorire la qualità della vita di chi ci abiterà.

Ho cercato di parlare delle caratteristiche principali dell'architetto ideale.
Ho cercato anch'io di esserlo, lungo la mia carriera !

Vi sto dicendo ciò, sia per la passione che ha sempre accompagnato il mio lavoro, sia per la mia personale convinzione che durante la nostra vita è sempre meglio essere attivi invece che passivi, poiché il mondo può essere migliore solo se è aiutato dalla nostra partecipazione, dalla nostra cultura e dalla nostra buona volontà.

Detto questo, adesso posso parlarvi di alcuni dei miei lavori, che rappresentano e spiegano meglio il mio modo di pensare e quindi di progettare.

XVII Triennale di Milano, Il progetto domestico, La casa dell'uomo: archetipi e prototipi, Milano 1986
Nel 1986 la Triennale di Milano aveva dedicato una mostra al "progetto domestico".
Fui chiamata a esprimere il mio progetto ideale e disegnai una casa per due amici, o una coppia o due persone che vivono insieme.
Separai le due vite quotidiane, dando loro un nome.
Proiettai un film della coreografa tedesca Pina Bausch, chiamato Kontact, dove le danze suggerivano autonomia, anche se con amore.
Qualche giornale scrisse che ero un killer di matrimoni.
Solo pochi si congratularono con me per i miei suggerimenti progressisti.

Casa Bunker, Loc. Abbatoggia, La Maddalena, 1967
Nel 1967 ho costruito una casa per la mia famiglia, casa chiamata dagli abitanti locali "bunker", e ho potuto facilmente esprimere le mie idee essendo io la committente: quattro camere da letto ognuna con un piccolo ed essenziale bagno en-suite e un'uscita privata verso il mare. Un'area comune con cucina, salotto e patio affacciati sul mare. La pianta suggeriva una totale indipendenza tra gli abitanti.

Inoltre, un tema molto importante nella mia architettura, è l'attenzione e il rispetto per il contesto e la modalità in cui l'edificio si inserisce in esso.
Queste abitazioni sono inserite nella natura e mostrano il mio amore e il mio rispetto per la sua bellezza.

A proposito,

Casa Rotonda, Loc. Punta Cannone, La Maddalena, 1966
È stata la prima casa da me costruita nella baia di questa isola.
Qui la scogliera offriva una curva naturale nella quale è stato semplice inserire la casa: la costruzione e la sua forma sono state determinate dal territorio. La linea e il materiale dei muri si confondono con quelli delle rocce.

Casa nel bosco, Osmate (VA), 1969
La casa nel bosco, del 1969, era inserita tra un bosco di betulle.
Nessun albero è stato abbattuto e quindi la forma della casa è stata determinata dagli alberi stessi, muovendosi tra un albero e l'altro.
Dove possibile, ho cercato la trasparenza e ho permesso al bosco di entrare in casa.

Cantina Pieve Vecchia, Campagnatico (GR), 2007-2011
Tra le colline della maremma nelle vicinanze di un piccolo paese, Campagnatico, con edifici risalenti al '400, fu identificata una zona da destinare alla produzione del vino e ai locali a esso annessi, al livello interrato, al ristorante, bar e uffici al livello superiore. L'edificio è diviso in due parti coperte da due vele, rispetta e si inserisce nel rilievo naturale delle colline.

Un altro esempio di inserimento, anche se differente perchè in un contesto urbano e non naturale è stato il progetto del

Appartamento al 56° piano della Trump Tower, New York, 1985
Avevo sottoposto il progetto finale al cliente per la sua approvazione. Era un mercante d'arte e io avevo disegnato il suo appartamento in modo da poter ospitare la sua collezione.
L'ultima stanza progettata era la sala da pranzo, orientata in modo che potesse godere la vista sulla 5a Strada e su Central Park.
Ciò voleva dire finire la stanza con una forma triangolare.
Il cliente desiderava una sala da pranzo rotonda (forse pensava di essere re Artù). Mi chiese tre o quattro volte di cambiare il progetto, ma io risposi che non era logico, e che ero fermamente convinta che la mia proposta fosse la miglior soluzione.
Quando lasciai New York, il mattino dopo, arrivata a Milano, fui da lui chiamata al telefono e mi chiese se ero ancora convinta della mia proposta, coerente con lo svolgersi della pianta.
Quando risposi di sì, lui disse «Ok, ora sono sicuro che mi sta dando il meglio del suo progetto e che la sua non è un'improvvisazione».

Altri esempi di spazi interni progettati per essere coerenti e rispondenti a nuovi modi di abitare sono

Casa a Porrentruy, Porrentruy, 1989
Casa costruita negli anni '80 in Alsazia, in una zona di grandi nevicate, dove la pendenza del tetto era forte per permettere alla neve di scivolare.
Il tetto la copre fino al terreno ma ha un lungo e stretto taglio al suo centro, lungo la pendenza della falda.
Questo taglio stretto e continuo, permette a una lama di luce di entrare in casa e nello stesso tempo, dall'interno, di vedere il cielo.

Villa in liguria, San Michele di Pagana, 2003-2006
Un progetto di abitazione immersa in un giardino fatto da Porcinai, molto bello.
Ho cercato di portare un po' di natura all'interno della casa, disegnando un grande bow window nella camera dei ragazzi e scegliendo la posizione delle aperture.

Appartamento su tre livelli, Milano, 2004-2006
Un progetto d'interni in città, in un appartamento su tre piani da mettere in comunicazione: ho utilizzato al meglio lo sviluppo verticale disegnando una lunga libreria lungo la scala.

Per quanto riguarda invece il mio lavoro nel disegno industriale, voglio dirvi che ho sempre applicato gli stessi principi di quando progetto una casa, semplicità di produzione e praticità d'uso.

Serpentone, Arflex, 1971
Fu un progetto che dissacrava il mito dei divani importanti e lussuosi.
Importante la sperimentazione sul materiale: erano i primi anni del poliuretano, così decisi di sfruttare la semplicità della produzione. Il divano infatti è composto da lamelle stampate in poliuretano unite una all'altra così da formare un serpente, flessibile secondo i vincoli dello spazio in cui doveva essere inserito e potenzialmente infinito. Doveva essere venduto a metri, fu una grande pubblicità per la ditta produttrice anche se ne vennero venduti pochi!

Strips, Arflex, 1969
Una serie di divani e letti coperti da trapunta così da poterli utilizzare molto facilmente, aprendoli e chiudendoli come un sacco a pelo. Fu venduto in quantità.

Trenini e Tavoli a muro, D'Ax Design, 2008
Come alternativa agli armadi a muro, che obbligano gli abitanti ad abbandonare tutto quando si trasloca, ho disegnato piccoli mobili su ruote, pensati per poter contenere tutto ciò che è utile in ogni stanza. Essi si muovono, legati gli uni all'altri, offrendo a differenti spazi differenti funzioni.
I tavoli, invece, componibili, possono essere composti a piacere e, nel caso di necessità, quello appeso può unirsi agli altri.

Voglio dare un ultimo messaggio conclusivo: penso che oggi il ruolo dell'architetto sia anche quello di rispondere alle esigenze del nostro pianeta, affrontando il problema dell'energia, rispondendo con una ricerca aggiornata di fonti alternative ma anche umanitarie, ricordando la fame e la povertà che affliggono metà del nostro pianeta e disapprovando l'indifferenza e l'arroganza dell'altra metà.
Possiamo tentare di fare qualcosa a questo scopo?
Non è facile, ma non impossibile.

Sto lavorando a una progetto utopico, senza committente, una riflessione disegnata sul tema della scuola. Ho scelto la scuola per insegnare autonomia come responsabilità, per trasmettere valori etici fin dall'infanzia. La mia è una scuola sui generis, "senza castigo e senza premio", una scuola innovativa nelle forme, che dimostra come l'insegnamento e la cornice architettonica nella quale vive possa aiutarsi reciprocamente. La scuola "modello" è pensata con aule di forma circolare perché contro la gerarchia e l'autorità di chi insegna. Le aule sono arredate con elementi mobili che scorrono su binari in curva, per offrire ai bambini libertà e responsabilità.

Io tra poco non ci sarò più, sono vecchia. Ma mi piacerebbe pensare che chi mi segue, chi continuerà, riflettesse su qualcuno dei miei consigli:
- Lavorare per il committente, non per sé
- Dare al progetto anche un significato sociale, dove si può
- Non vorrei un architetto a-politico, vorrei che scegliesse la propria posizione che facilmente verrà espressa, non certo come imposizione, per carità, ma fatta respirare.

Tutto con passione e gioia, ma anche con questo impegno.


Foto in home page: Casa Rotonda, La Maddalena (foto: Rosselli).
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Dalla chiocciola al green building


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