var _iub = _iub || {}; _iub.cons_instructions = _iub.cons_instructions || []; _iub.cons_instructions.push(["init", {api_key: "QLmdduIqe1Dwsbtue8Gt6WLL8DXNBsbI"}]);

il primo magazine sulla sostenibilità applicata

TUTTA BIO LA CITTA'
In Living Architecture, libro manifesto dell'architettura vivente e della biologia sintetica applicata all’edilizia, Rachel Armstrong ci prospetta città in grado di dialogare attivamente con l’ambiente.

Rachel Armstrong, docente di architettura alla University College London, ha raccolto in un libro dal titolo programmatico di Living Architecture le sue idee innovative per una città capace di interagire attivamente con l’ambiente grazie, a un inedito connubio tra architettura e biologia, e dove l’arte di costruire  è chiamata a svolgere un ruolo più intelligente e responsabile verso l'ambiente e le sfide lanciate dalla Natura.

Per arrivare a questo risultato è necessario però cambiare il nostro modo di progettare e costruire (il settore edilizio è responsabile del 40% delle emissioni globali di anidride carbonica). Già ora acciaio e cemento non debbono per forza essere i materiali principali. In alcuni contesti locali l'integrazione tra architettura e sistemi biologici è già realtà: a Cherrapunji, nel nordest dell'India, gli abitanti hanno imparato a "guidare" le radici del Ficus elastica (anche detto fico del caucciù) per costruire ponti capaci di reggere il peso di 50 persone e raggiungere i 30 metri di lunghezza. La sfida è inserire concezioni simili all’interno dei contesti urbani che conosciamo.

Ma a ben guardare qualche esempio geniale c’è. Secondo Rachel Amstrong, Antoni Gaudí, il grande architetto catalano, nella costruzione della Sagrada Familía lasciò che l'argilla prendesse forme primordiali, modellandosi sotto la forza di gravità e secondo la chimica dei materiali, invertendo l'ordine del processo di costruzione e dando alla materia la facoltà di "scegliere" la sua forma.
In tempi più recenti altri esempi di "biomimicry" (innovazioni ispirate dalla natura) ci vengono dal Muscle*(Centre Pompidou) e dal Times Eureka Pavilion (parte del Chelsea Flower Show 2011 di Londra). Lo stesso dicasi per i muri viventi di Patrick Blanc, sempre a Parigi: 15.000 piante di 150 specie che si estendono dal marciapiede alla terrazza del Museé du Quai Branly, forse il più verde del mondo.

A rendere concreta questa visione avveniristica sono i progressi della biologia sintetica: grazie alle biotecnologie (che hanno permesso alla biologia di trasformarsi da una disciplina fondamentalmente descrittiva a una scienza capace di costruire nuovi sistemi viventi) esistono le cosiddette protocellule sintetiche. Sistemi chimici privi di DNA, ma capaci di assemblarsi da soli e che sorgono spontaneamente quando si mischia una sostanza oleosa a una soluzione alcalina. Dall'unione di questi due elementi si genera un'entità capace di muoversi, percepire l'ambiente e produrre microstrutture.

Per funzionare, le protocellule hanno bisogno quindi di un mezzo oleoso o dell'acqua, un aspetto che le ha rese particolarmente interessanti per risolvere i problemi di città d'acqua come Venezia, tanto che l’Unione Europea ha finanziato un progetto di fattibilità (vedi sito al piede) in merito a un simile scenario.

"Le protocellule potrebbero creare uno strato protettivo capace di impedire la decomposizione del legno o addirittura favorirne la pietrificazione. Basterebbe aggiungere alle protocellule due reazioni chimiche: la prima di avversione alla luce, la seconda di fissaggio del carbonio, per consentire alle gocce di creare, usando i minerali nell'acqua e l'anidride carbonica disciolta, un livello di carbonato che vada a coprire direttamente le pile di legno. La forza di questo sistema è che funzionerebbe in maniera dinamica, ossia adattandosi al livello dell'acqua, alle correnti e alla vita marina" sostiene la ricercatrice-scrittrice.

Rivestimenti  “alle proto cellule” potrebbero aumentare la capacità di isolamento termico degli edifici, migliorandone l’efficienza energetica, tanto che alcune aziende di vernici stanno avviando ricerche nella convinzione che tra 5-10 anni le prime "pitture viventi" potranno essere commercializzate.

Altre tecnologie su cui si punta molto sono le alghe e i batteri bioluminiscenti, che verosimilmente rimpiazzeranno alcuni aspetti della nostra illuminazione esterna e domestica. A questa strada sta lavorando la Philips.

Sembra fantascienza, ma quante idee che sembravano solo utopie sono diventate realtà sotto la spinta dell’immaginazione creativa applicata alle risorse della tecnologia?


* Si tratta dell'istallazione interattiva "MUSCLE" al Non-standard 'Architecture Exhibition at Centre Pompidou del 2004 ( una struttura gonfiabile animata da una serie di 94 muscoli pneumatici, che in parte reagiscono all'effetto delle sollecitazioni ambientali ed in parte seguono una programmazione computerizzata. L'oggetto in plastica blu, della dimensione di alcuni metri, si divincola e si ritorce nell'aria grazie alle sollecitazioni captate dalla folla che gli si muove accanto e con la quale tenta un'interazione).

www.agu.org/pubs/crossref/2011/2011WR010900.shtml

Nella foto in homepage: il museo sostenibile Quai Bronly a  Parigi (Foto Liquida)

0
0
0
s2sdefault

Dalla chiocciola al green building


Architettura Sostenibile


di Isabella Goldmann
e Antonella Cicalò

Un libro a cura di

MeglioPossibile


per conoscere e riconoscere l'architettura del futuro

Edizioni FAG Milano

vai ai dettagli